Disturbi d’ansia

Ansia

L’ansia può essere definita come un’emozione intensamente spiacevole di paura e preoccupazione in assenza di un pericolo oggettivo; secondo il modello cognitivo l’ansia è dovuta alla percezione della realtà come minacciosa e all’idea di sé come incapace di affrontare tale minaccia.

Quando una persona ansiosa dice di aver paura di qualcosa si riferisce generalmente a un insieme di circostanze che non sono presenti attualmente ma potrebbero presentarsi in futuro; in questa condizione la persona prova uno stato emotivo soggettivamente sgradevole caratterizzato da tensione, nervosismo, sintomi fisiologici come palpitazioni cardiache, tremore, nausea e vertigini.

Sempre in un’ottica cognitiva, un fenomeno mentale che si accompagna all’ansia e la mantiene è il rimuginio, una strategia di gestione dell’ansia tramite verbalizzazione statica e astratta, che da una parte consente al soggetto di avere un’illusione di controllo sui propri vissuti emotivi ma dall’altra si rivela un’attività cognitiva poco concreta e non utile sul piano della soluzione dei problemi.

A contribuire al disagio emotivo concorre non solo la minaccia al raggiungimento di uno scopo importante per il soggetto, bensì anche l’assenza di scopi alternativi.

Alcune tra le credenze centrali dell’ansia sono le previsioni catastrofiche, il bisogno di controllo, l’intolleranza dell’incertezza, il timore degli errori, il perfezionismo patologico, l’autovalutazione negativa, l’intolleranza delle emozioni e un senso eccessivo di responsabilità.

Attacco di Panico

L’attacco di panico è un’improvvisa manifestazione d’ansia o rapida escalation di quella normalmente presente, costituita da risposte fisiche (sudorazione, palpitazioni, capogiri) e sintomi cognitivi (paura di morire, d’impazzire).

Secondo il modello cognitivo, la persona che abbia esperito un attacco di panico diventa sensibile in modo anomalo alle variazioni corporee, perché le interpreta come un segno premonitore di un nuovo attacco (la cosiddetta paura della paura).

In quest’ottica gli attacchi di panico vengono considerati come il risultato di catastrofiche interpretazioni di eventi fisici e mentali, erroneamente considerati segnali di un imminente disastro.

Lo scopo fondamentale della terapia cognitiva dell’attacco di panico è la riduzione delle credenze relative alle interpretazioni erronee e la soppressione dell’evitamento. Questo si ottiene erompendo il circolo vizioso che impedisce al soggetto di mettere in discussione le proprie convinzioni; l’evitamento costituisce infatti un potente fattore di mantenimento dell’attacco di panico poiché in situazioni percepite come critiche (ad esempio i negozi affollati) limita la possibilità per il soggetto di provare ansia e di scoprire che questa non porta alla catastrofe.

Ipocondria

L’ipocondria è un disturbo basato sulla credenza, legata all’erronea interpretazione di innocui sintomi fisici, di avere o di stare sviluppando una grave patologia.

L’aspetto fondamentale secondo il modello cognitivo è l’interpretazione disfunzionale di normali sintomi fisici; i principali fattori cognitivi coinvolti sono quindi una marcata attenzione per i processi fisici, la svalutazione dell’importanza di spiegazioni alternative dei sintomi, l’astrazione selettiva e la drammatizzazione.

I fattori comportamentali che concorrono a mantenere il disturbo sono: i ripetuti controlli medici, gli evitamenti, i comportamenti protettivi, la ricerca di rassicurazione. 

Fobia Sociale

La fobia sociale è la paura intensa e irrazionale delle situazioni in cui il soggetto può essere esposto al giudizio degli altri, associata ad un forte impulso ad evitarle.

Vi è la paura di potersi comportare in modo umiliante e imbarazzante (il soggetto teme che le proprie prestazioni la possano esporre a valutazioni negative da parte degli altri) e una marcata ansia anticipatoria nei casi in cui il soggetto è costretto (ad esempio per esigenze lavorative) ad affrontare le situazioni temute. Una tale paura del giudizio è causa di notevole malessere ed è riconosciuta dal soggetto come eccessiva e irrazionale.

Alcune tra le situazioni a cui più comunemente si associa la fobia sociale sono esibirsi o parlare in pubblico, usare bagni pubblici, scrivere o mangiare in presenza di estranei. Caratteristica centrale è il forte desiderio di dare una buona impressione di sé agli altri che si accompagna ad una marcata incertezza e insicurezza sulla sua riuscita. A questo si associa un progressivo aumento di attenzione ad aspetti marginali della situazione sociale che complica la prestazione e riduce la consapevolezza di informazioni interpersonali più oggettive.

Disturbo Ossessivo-Compulsivo (DOC)

La caratteristica del Disturbo Ossessivo-Compulsivo (DOC) è la presenza di ossessioni e compulsioni di una certa durata e che creano disagio e sofferenza al paziente.

Le ossessioni sono pensieri, impulsi e rappresentazioni mentali che si presentano insistentemente e senza motivo alla coscienza del soggetto e che si riferiscono tipicamente alla paura del contagio, al dubbio, a impulsi aggressivi e criminosi e a fantasie sessuali.

Le compulsioni sono invece azioni ripetitive e ritualizzate, esplicite (es lavarsi le mani) o implicite (es contare, pregare).

Scopo di entrambe è prevenire o alleviare l’ansia e il disagio connessi a determinate situazioni, neutralizzando quelle potenzialmente pericolose.

I soggetti ossessivi riconoscono che il loro comportamento è inopportuno e illogico e interpretano la presenza di pensieri intrusivi come indice della loro diretta responsabilità nel causare dei danni, a meno che non intervengano attivamente nel prevenirli.

Le risposte neutralizzanti hanno quindi lo scopo di ridurre il senso di responsabilità e di disagio e acquistano una rilevanza enorme per il soggetto; la terapia cognitiva dovrebbe concentrarsi sulla modificazione dei pensieri automatici e sulle credenze riguardanti la responsabilità di causare danni ad altri.

Disturbo da Stress Post Traumatico

Il disturbo da stress post-traumatico è una reazione psicologica estrema e duratura ad un trauma molto forte subito dalla persona e caratterizzato da pensieri intrusivi, evitamenti, confusione e iperattivazione emotiva.

L’evento in questione deve essere oggettivamente traumatico ed implicare un rischio di morte o una grave minaccia all’integrità fisica propria e altrui; si accompagna pertanto a vissuti di intensa paura e senso di impotenza, che nel lungo periodo finiscono per compromettere pesantemente il buon funzionamento psicologico, lavorativo e sociale del soggetto.

I principali sintomi del disturbo da stress post traumatico sono tre:

  • Il soggetto rivive persistentemente l’evento traumatico, anche attraverso incubi notturni, a causa di una mancata integrazione dell’evento traumatico all’interno della propria esperienza di vita e delle convinzioni preesistenti.
  • Il soggetto evita accuratamente gli stimoli associati all’evento e presenta un abbassamento della reattività generale (ad es. presenta un senso di distacco e di estraneità o un’incapacità di provare emozioni positive)
  • Sono presenti sintomi di aumentata attivazione fisiologica (ad esempio difficoltà ad addormentarsi o a mantenere il sonno, difficoltà a concentrarsi, ipervigilanza ed esagerate risposte di allarme)

Problemi psicopatologici che si associano spesso a questo disturbo sono ansia, depressione, rabbia, senso di colpa, abuso di sostanze, problemi coniugali e sul lavoro.