Gli ostacoli al cambiamento

Molte persone faticano a cambiare realmente o a trovare soluzioni ai propri problemi, anche dopo lunghi periodi di terapia. Perché?

Il primo malinteso è la convinzione che la psicoterapia serva esclusivamente per parlare delle proprie difficoltà, anziché ad individuare soluzioni attive da mettere in pratica.

 

In realtà l’aspetto cruciale di un buon lavoro psicoterapeutico non è solo la parola, bensì l’azione; ma quali  fattori ostacolano il cambiamento? Ci sono persone che si sentono insoddisfatte e che hanno tutta l’aria di essere in una condizione di sofferenza, eppure non riconoscono di avere un problema. Affinché ci sia un proficuo cambiamento è necessario per prima cosa riconoscere e ammettere quale sia il problema, ed essere convinti che qualcosa possa essere fatto per risolverlo. A questo proposito infatti ci sono persone consapevoli di avere un problema, ma convinte che il proprio modo di essere sia immutabile, geneticamente determinato e impossibile da modificare.

 

La convinzione che il cambiamento sia possibile, come la motivazione e il desiderio a raggiungerlo, sono presupposti irrinunciabili; come qualsiasi forma di sviluppo e apprendimento anche la crescita psicologica e la ri-educazione emotiva richiedono partecipazione attiva, sforzo e pratica costante.

Le moderne psicoterapie si basano non più solo su aspetti di analisi di sé ma anche sull’apprendimento e la messa in atto di nuovi pattern di comportamento, possibilmente più funzionali rispetto alle vecchie abitudini.

 

La vecchia concezione che la psicoterapia implichi sdraiarsi sul divano e parlare di sé ad un terapeuta pressoché muto è stata sostituita dall’analisi di specifici problemi (esistenziali, emotivi, relazionali) e dalla ricerca condivisa di specifiche soluzioni. La sola parola difficilmente porta a risultati significativi, così come il solo guardare uno spartito o la tastiera di un pianoforte difficilmente porterebbe ad acquisire la tecnica necessaria per poter eseguire brani musicali.

 

Infine non va dimenticato che spesso il cambiamento, anche se desiderato, fa paura: per quanto la situazione attuale sia dolorosa è comunque ciò che si conosce, a cui si è abituati, e quindi si ha la sensazione di averne il controllo.

Si rimane ancorati al presente perché l’ignoto appare comunque come minaccioso, connotato da pericoli impossibili da prevedere.

La condivisione della resistenza al cambiamento permette però di rivelarne la relatività; anche questa, come tutti i costrutti mentali, non è in realtà stabile e immutabile come potrebbe sembrare.



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