Disturbi Alimentari

psicologo disturbi alimentari parma

Da un punto di vista psicopatologico, il fulcro dei disturbi del comportamento alimentare è l’eccessiva preoccupazione per il peso e la forma fisica, e il tentativo di tenerli strettamente sotto controllo.

In diverse culture si riscontra un forte interesse nei confronti del cibo, e quindi non stupisce che questo aspetto così rilevante del comportamento umano sia poi soggetto a svariati disturbi; l’anoressia e la bulimia in particolare sono due disturbi del comportamento alimentare che hanno un’elevata incidenza in tutto il mondo occidentale, soprattutto in età giovanile.

I fattori che predispongono un soggetto a sviluppare un disturbo alimentare sono complessi e multidimensionali, ma tra questi rientra senza dubbio la forte pressione sociale ad aderire ad un ideale estetico di bellezza che, nel mondo attuale, coincide con un corpo snello e atletico.

Ma che differenza c’è ad esempio tra una ragazza anoressica e una coetanea che è semplicemente a dieta? Quello che configura il disturbo alimentare è l’ostinazione con cui si persegue l’obiettivo di dimagrire e l’assoluta rigidità con cui si rispettano le restrizioni dietetiche.

Il comportamento anoressico-bulimico è ambivalente e teso a raggiungere diversi scopi: tra gli altri, ottenere conferma e ammirazione, opporsi alle aspettative genitoriali, promuovere attraverso il controllo del cibo un maggior senso di autonomia e individualità.

Quella che sembra una preoccupazione confinata al peso e al cibo può quindi essere sintomatica di un più generale disturbo del concetto di se.

Anoressia

Nei casi di anoressia nervosa il soggetto si rifiuta di mantenere un peso corporeo normale; in genere il decremento ponderale è ottenuto tramite la dieta ma anche le condotte di eliminazione (vomito, abuso di lassativi e diuretici) o un’eccessiva attività fisica fanno spesso parte del quadro clinico. I soggetti con anoressia hanno un’intensa paura d’ingrassare, che non si placa nonostante un dimagrimento evidente; hanno infatti una percezione distorta del proprio corpo, che li porta ad essere sempre convinti di essere grassi malgrado siano evidentemente sottopeso. I soggetti con anoressia presentano spesso in concomitanza quadri clinici di depressione, disturbo ossessivo-compulsivo, fobie, panico e disturbi di personalità. Secondo la prospettiva cognitiva il perfezionismo e un generale senso di inadeguatezza, correlati spesso alle storie famigliari dei pazienti, possono portare il paziente a questa preoccupazione esagerata per il proprio aspetto, facendo della dieta un potente fattore di rinforzo.

Bulimia

Nei casi di bulimia il soggetto alterna episodi durante i quali assume rapidamente enormi quantità di cibo ad altri in cui mette in atto meccanismi compensatori estremi come il vomito, il digiuno e l’attività fisica estrema. Le abbuffate avvengono solitamente in solitudine e sono accompagnate da vissuti di vergogna e autosvalutazione; durante l’abbuffata il soggetto ha la sensazione di perdere il controllo sulla quantità di cibo ingerito e una volta finito di abbuffarsi il senso di disgusto e la paura di ingrassare innescano la condotta di eliminazione (prevalentemente caratterizzata da vomito autoindotto). La diagnosi di bulimia nervosa richiede che gli episodi di abbuffata e di condotta di eliminazione si presentino almeno due volte alla settimana per un periodo di tre mesi. Così come i soggetti anoressici, anche le persone con bulimia nutrono un’eccessiva preoccupazione per il peso e la forma fisica, ma siccome non riescono a rispettare rigide restrizioni alimentari con costanza finiscono per sentirsi in ansia e attivare il ciclo abbuffata/vomito per placare le emozioni negative.

Terapia Cognitivo-Comportamentale per i disturbi alimentari

La terapia cognitivo-comportamentale per i disturbi alimentari (principalmente anoressia e bulimia) si focalizza sulle convinzioni disfunzionali riguardanti il cibo, il peso, il valore di sé e l’immagine corporea nonché sui comportamenti problematici che ne conseguono.

Il trattamento prevede generalmente una prima fase di monitoraggio del comportamento alimentare,  prosegue con un accordo sugli obiettivi terapeutici e, nel caso,  con interventi cognitivi sugli schemi mentali che sostengono la sofferenza psicologica per poi  concludersi con una verifica dei miglioramenti ottenuti e delle strategie di prevenzione delle ricadute.

Solitamente i pazienti con disturbi alimentari hanno problemi di scarsa autostima e investono parecchio del loro tempo a tracciare un bilancio dettagliato dei propri successi e fallimenti; uno degli scopi della terapia cognitivo-comportamentale è proprio quello di aiutare le persone a rivedere il proprio approccio rispetto ai temi di valore  personale ed esigenza di perfezione.

 

Nel mio studio di Parma già da alcuni anni propongo percorsi di psicoterapia per i disturbi alimentari il cui orientamento principale è quello cognitivo-comportamentale, basato su protocolli di intervento validati scientificamente e inteso anche nei suoi più recenti sviluppi di Terapia Metacognitiva e Schema Therapy.